La salute degli astronauti

“Da grande voglio fare l’astronauta!”. È difficile trovare un bambino sulla faccia della Terra che non abbia mai pensato a voler navigare nello spazio, una volta adulto. Eppure, tra le tante peripezie che possono incombere sul cammino di un’epopea spaziale, si tende troppo a sottovalutare la salute della nostra mente.

Partendo dal presupposto che qualsiasi luogo può influenzare la nostra salute mentale, un’equipe di ricercatori dell’Università di Anversa, in Belgio, ha preso in esame 12 cosmonauti che hanno manifestato evidenti cambiamenti microstrutturali nella “sostanza bianca”, che gestisce le comunicazioni tra cervello e il resto del corpo.

Tramite diagnosi a risonanza magnetica a diffusione, eseguite prima e dopo la permanenza degli astronauti nello spazio (permanenza della durata di 172 giorni), si palesa un cambiamento nei tratti neurali legati alle funzioni sensoriali e motorie, probabilmente dovuto all’adattamento dei cosmonauti alla vita in assenza di gravità.

Inoltre, con questo studio, è la prima volta che la tecnica della “trattografia in fibra” viene applicata per ricreare un modello 3D dei tratti neuronali a seguito di un viaggio spaziale. Inizialmente, si pensava di aver individuato un cambiamento nel corpo calloso, ovvero la struttura che collega entrambi gli emisferi del cervello, ma un’analisi più approfondita ha rilevato una mutazione del cablaggio del nostro computer biologico.

Quali eventualità conseguono a un viaggio nello spazio, in termini di salute mentale? Al momento non si hanno risposte certe, tuttavia recenti studi hanno mostrato negli astronauti un aumento del rischio di ammalarsi, con l’annesso danneggiamento del cervello.

Curioso è anche come gli effetti del tempo trascorso fra gli astri influisca in modo differente su uomini e donne. Lo studio di questi fenomeni è fondamentale: più sappiamo sul corpo a contatto con l’assenza di gravità, meglio sapremo prepararci per lunghi viaggi verso altri mondi. Tuttavia, ancora non ci sono dati sufficienti per inquadrare il fenomeno ed eventualmente prevenirlo, ma questo non danneggia il fascino che il viaggiare nello spazio esercita sui più piccoli.

Adriano Fedeli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *