Guerra in Ucraina

Il numero speciale sulla guerra in Ucraina seguendo questo collegamento.

Giovedì 24 febbraio 2022. 04:00 Roma

“Ho preso la decisione di intraprendere un’operazione militare, tutti sappiano che a qualunque interferenza la risposta della Russia sarà immediata e vi porterà conseguenze come mai ne avete sperimentate nella storia”. Con queste parole Vladimir Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina.

“E’ un attacco premeditato e assolutamente non necessario […] Putin è un criminale, lo stroncheremo con le sanzioni.” Questa è stata la risposta in conferenza stampa, il giorno stesso, del Presidente Joe Biden. Verrebbe da pensare che sia un conflitto neonato in seno alle controversie geopolitiche tra Alleanza Atlantica (a cui l’Ucraina si stava avvicinando) e Federazione Russa. Ma facendo un passo indietro ci rendiamo conto che la tensione si acuiva dal 2014 quando la Russia invase la Crimea e nelle regioni dell’Ucraina orientale del Donbass si formarono milizie separatiste filorusse. Tornando ancora indietro notiamo come le ostilità etniche si protraessero dai tempi di Pietro il Grande e, passando per il periodo sovietico, le tensioni tra russi e ucraini siano spesso state nascoste sotto il tappeto.

E arriviamo ad oggi, con lo scoppio della polveriera. Città assediate, obiettivi civili colpiti dalle bombe, strade ricolme di corpi frementi in cerca di aiuto e ristoro che si muovono informi in uno scenario apocalittico. La brutalità dell’essere umano torna a riproporsi alle porte dell’Unione Europea, e in molti temono che questo sia solo l’inizio. Gli interessi economici, geopolitici e militari muovono ancora una volta gli eserciti a marciare sulle strade delle città. A oriente il lugubre spettro dell’autocrazia torna a spaventare rivendicando i propri “spazi vitali” e la propria storia. A occidente il muro della democrazia contemporanea si erge a difesa dei popoli, schierati tuttavia al di fuori delle mura, lasciati in pasto al mostro.

Nello scenario odierno risulta lapalissiano lo scontro tra due nazionalismi, uno fortemente autocratico, l’altro votato alla difesa del proprio stato di diritto democratico. Se lo scontro ha smesso di essere ideologico, sotto il fuoco dei cannoni, i popoli continuano a muoversi gli uni contro gli altri accecati dalla nebbia della guerra. Noi, noi giovani, noi ragazzi del terzo millennio ora sentiamo per la prima volta la guerra vicina, sotto casa, che ci minaccia direttamente. Vediamo i nostri coetanei ucraini combattere e morire al fronte; le lacrime e il sangue negli anni non hanno mai smesso di bagnare il suolo ma forse, solo oggi lo vediamo con i nostri occhi, sentiamo una guerra nostra. Perché probabilmente questa, condivisa, parlata e chiacchierata nel mondo è la prima guerra di tutti.

Valerio Rosario Cardarelli e Matteo Sammartano